L'ametista è una delle più apprezzate pietre per la realizzazione di gioielli di ogni sorta. Il suo fascino deriva dall'intensità e profondità del colore viola, che ispira passione, mistero e trasmette fascino.

Ad oggi è considerata una pietra semi-preziosa, ma in diversi momenti dell'antichità rappresentava la pietra della nobiltà, del clero, era diventata il simbolo del potere, e chi poteva sfoggiarla voleva rimarcare proprio questo stato di superiorità sociale. In diversi periodi storici ha ricoperto ruoli e significati differenti: il suo utilizzo risale al periodo degli antichi egizi e dell'Impero Romano dove l'ametista era utilizzata per realizzare gioielli, intagli ed oggetti decorativi come coppe per servire il vino. Proprio il vino è sempre stato legato a doppio filo con l'ametista, principalmente per il colore ma anche per alcuni miti e leggende a lei legate. Il suo stesso nome “ametista” deriva dal greco “amethystos”, ovvero a-methustos, che significa sobrio, non ubriaco, confermando il fatto che gli antichi greci credessero che avere questa pietra con sé o bere da calici di ametista potesse in qualche modo proteggere l'individuo dagli effetti inebrianti ed intossicanti dell'alcool.

Oltre a questo l'ametista è stata variamente collegata alla mitologia di Bacco, dio del Vino e della Vendemmia, in particolare due sono i miti più diffusi e conosciuti. Il primo vorrebbe che Bacco si fosse invaghito di una graziosa fanciulla di nome Ametista la quale, desiderando ardentemente rimanere pura, venne trasformata in un cristallo immacolato dalla dea Diana. Bacco, una volta contemplato questo cristallo e ammirando la forte volontà della ragazza le rese omaggio versando sulla pietra il suo boccale di vino, conferendo al cristallo il colore viola. Il secondo mito invece è di tono decisamente diverso: essendo stato offesa da un mortale, Bacco incollerito, decise che si sarebbe vendicato contro il primo mortale che avesse incrociato il suo cammino. Sfortuna volle che la prima persona che incontrò fosse una ragazza di nome Ametista, sulla quale scatenò delle belve feroci. Anche in questo caso però intervenne a salvarla una dea, questa volta Artemide, che la trasformò in una statua di puro quarzo bianco per metterla al riparo dagli artigli delle belve. Alla vista di questa magnifica statua Bacco si pentì delle sue azioni e versò lacrime di vino che andarono a tingere la statua.

L'ametista ha significati diversi a seconda delle varie credenze e ideologie, ad esempio i tibetani considerano tale pietra sacra a Buddha e ne realizzano dei rosari per le preghiere, mentre durante il medioevo europeo i soldati erano usi indossare degli amuleti di ametista credendo potesse dare protezione in battaglia, avere effetti curativi e mantenere salda e concentrata la mente. Come detto l'ametista è sempre stata simbolo di potere in quanto era una pietra spesso indossata da regnanti e persone di grande importanza; fino al 18esimo secolo gli anelli cardinalizi erano decorati con ametista in quanto considerata al pari delle pietre preziose proprio per la sua rarità, valore che cadde drasticamente una volta che grossi giacimenti vennero scoperti in Brasile.

Papa Benedetto XVI con un anello di ametista

Il valore dell'ametista, a differenza delle pietre preziose, si basa quasi esclusivamente sul suo colore. Il più ricercato e raro è sicuramente il colore siberiano, detto così perché storicamente dalle miniere siberiane si estraevano tra i migliori esemplari di questa pietra. Il colore siberiano è di un intenso viola, scuro e profondo, in grado di emanare riflessi rossi e blu. Altra tipologia di ametista molto ricercata è la Deep Russian.

Ametista Siberiana su anello russo antico